Cenni biografici, riflessioni




La prima volta che ho tenuto una macchina fotografica in mano avevo meno di dieci anni. Ero a Venezia con la mia famiglia ed un amico, che possiedeva una bella reflex Pentax ; mi spiegò come usare l’esposimetro all’interno del mirino e mi disse di scattare tutte le foto che volevo. Non so dove siano finiti quei rullini ma sono riuscito a conservarne una foto, proprio quella che ricordo di aver scattato con tanta cura e consapevolezza : mi ricordo ancora il momento in cui la mia attenzione fu catturata dalla scena, il soggetto e lo sfondo, il bel contrasto tra luce e ombra e il delicato movimento delle acque ; ricordo il momento dell’inquadratura, in cui cercavo di posizionare perfettamente il soggetto (un gabbiano) sulla linea diagonale creata dall’incontro tra luce ed ombra e come ho visualizzato il risultato finale nel mirino prima dello scatto… In quel momento, per la prima volta, stavo instintivamente facendo ciò che considero la parte più importante del processo di creazione di una fotografia : assicurarsi che la sfuggevole essenza e fonte di ispirazione di un momento speciale venga catturata su film. Credo fermamente che una grande fotografia nasca al momento dello scatto e non nelle fasi successive : un momento speciale ben catturato non ha bisogno di particolare editing in post-produzione, mentre non esiste editing che possa rendere speciale qualcosa che non lo è.


Alcuni anni più tardi, in un bosco, trovai una macchina fotografica automatica della Kodak perfettamente funzionante, che ho usato per molto tempo ed ancora possiedo; ovunque andassi avevo con me quella piccola scatola di plastica, con cui mi divertivo un mondo. La fotografia era naturalmente entrata nella mia vita e mi seguiva ovunque andassi. Nonostante ciò, durante la mia tarda adolescenza mi sono improvvisamente allontanato dalla fotografia e completamente dimenticato di essa e le mie macchine fotografiche sono finite in un cassetto, fino al 2005. Una sera, ad un concerto, un mio collega musicista che suonava nella band mi chiese di sostituire il fotografo che si era ammalato : mi mise la sua reflex in mano già pronta e mi disse di scattare quanto potevo, ed eccomi lì a far foto come se fosse la prima volta nella mia vita. Le foto risultarono essere piuttosto belle. Dopo pochi scatti, la mia memoria tornò e improvvisamente mi ricordai quanto piacere provassi nell'usare la macchina fotografica e quante foto avessi già scattato da piccolo.



Questa è la mia storia di fotografo. La fotografia per me e’ semplicemente un modo per scoprire me stesso.

In costruzione...


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